Al termine di questa carrellata attenta ed impegnata tra astronauti fuxia, manifesti strappati, manet rielaborati, michelangelo estrapolati ("per un italiano, Michelangelo è più 'popular'della Coca Cola"), percorrendo ultima balconata che si affacciava sulla prima sala, ho udito il verbo.
Un distinto signore in ascott (che in seguito vanterà conoscenze echiane -"il mio caro amico Umberto Eco" dirà - amicizie oltreoceano e una compiaciuta conoscenza mondana) raccontava con fascinazione la mostra che avevo appena visitato trasfigurandola in qualcosa di nuovo.Quest'uomo guidava un nutrito gruppo di visitatori legittimi a cui ben presto si sono uniti illegittimamente tutti coloro che entravano in sala, compresa me. Questo indubbio edonista aveva però una tale passione nel raccontare ogni dipinto che il suo compiacimento sfumava di fronte alle scoperte verso cui conduceva l'ormai gremita platea. Ho così scoperto una matrice iconoclasta funerea nella serie delle Marilyn di Andy Warhol, rimandi medievali nel tavolo da ping pong di Claes Oldenburg e una mostra che non avevo realmente visitato.
Ho scroccato la visita guidata, lo ammetto...ma per un bene più grande.
Sempre volendo citare la mia veneranda blogger "Grazie ARTE"


Beati voi che vivendo in una grande città potete rilassarvi andando a vedere delle mostre!
PS Anche mia figlia ha fatto il DAMS; adesso sta facendo la specialistica
Ma poi non si è saputo chi fosse quel tipo?
Comunque è vero: è stata tutta un'altra mostra. Molte delle cose che prima mi erano sembrate solo vagamente chiassose e autoreferenziali d'un tratto sono diventate vere e proprie opere d'arte moderna con rimandi colti e drammatici.
So che per molti la pop-art non è mai stata una cosa totalmente leggera, e neanche per me lo è mai stata. Ma non credevo nemmeno che potesse nascondere un disagio così grande. Credevo erroneamente che fosse più un'esaltazione critica, sbigottita -magari provocatoria- del nuovo.
Che ignorante!
Vabbè, meglio tardi che mai.